Lunedì, 26 Ottobre 2020

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

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Notizie ANSA

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Rifiuti: ora c'è il piano

Piano piano, ma senza indugi: il piano dei rifiuti della provincia di Matera è stato approvato. Non mancano, però, le polemiche. A sollevare dubbi e perplessità sono tre organizzazioni attive sul territorio e sensibili a queste tematiche: la Ola (Organizzazione lucana ambientalista), il Movimento “No Scorie Trisaia” e l’associazione “Ambiente e Legalità”. Le suddette associazioni ribadiscono che il piano dei rifiuti del materano è la fotocopia dell’omonimo piano fallimentare della provincia di Potenza, attivo dal 2008, e che ha già determinato gravi inquinamenti ambientali nell’area dell’inceneritore di Fenice, oltre a disfunzioni nella gestione.

Pro e contro

L’ente provinciale materano è, però, d’avviso contrario e fa sapere che: “La polemica non è mai costruttiva, soprattutto se sacrifica l’oggettività alla strumentalizzazione. Un assunto che spiega come gli ennesimi attacchi al piano provinciale dei rifiuti da parte di alcune associazioni ambientaliste rappresentino il risultato sterile di una certezza che non si nutre di fatti, bensì di opinioni quanto mai fumose. Gli elementi chiave del piano sono tre: nessun inceneritore, riduzione progressiva da otto discariche a due piattaforme presso le quali si concluderà il ciclo dei rifiuti e condivisione propedeutica di un documento che promuove, tra l’altro, la raccolta differenziata”. Il sodalizio associativo punta, invece, l’attenzione su altri aspetti. La Basilicata è all’ultimo posto in Italia per la produzione di rifiuti e tra le ultime anche in fatto di differenziata. Alcuni comuni del materano (Montalbano, Montescaglioso, Rotondella e Policoro) hanno avviato la differenziata mentre nel potentino restano fermi alla raccolta ”tal quale”, favorendo la produzione e l’incenerimento del cdr o del css (combustibile derivato dai rifiuti) in inceneritori, nei cementifici o peggio ancora nelle centrali a biomassa autorizzate a bruciare il cdr da una legge nazionale-regionale (unicità a livello europeo) che equipara il combustibile da rifiuti alla biomassa. Bruciare i rifiuti non risolve il problema delle discariche: un terzo delle ceneri bisogna smaltirlo in apposite discariche speciali al costo di 400 euro a tonnellata.

Arriva l’inceneritore?

L’incenerimento serve al business delle multinazionali e delle società dei rifiuti, ma determina un aggravio di spesa e d’inquinamento per il contribuente e per l’intera comunità. Tutto questo mentre la regione Basilicata, forse, sta provvedendo, anche per la provincia di Matera, all’istituzione di un inceneritore (forse a Colobraro), nonostante la provincia dica di non volerne. Non è un caso, forse, che prima dell’approvazione del suddetto piano la regione abbia provveduto ad autorizzare l’ampliamento delle discariche del materano. La regione, infatti, ha nel frattempo già previsto l’ampliamento delle otto discariche per un totale di 180 mila tonnellate annue; in secondo luogo le due piattaforme di fine ciclo scelte dalla provincia sono sotto sequestro giudiziario. Non si comprende, pertanto, per quale ragione sia indicata come discarica di servizio la piattaforma di Ferrandina, ancora oggi sotto sequestro e soggetta a esondazioni del fiume Vella, e non al suo posto, invece, la discarica di Pisticci che ha già avuto sia l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) sia la Via (valutazione impatto ambientale). Nel frattempo, forse, il combustibile da rifiuti potrebbe essere utilizzato per legge nelle centrali a biomassa del materano; alcune sono già esistenti (Tecnoparco in Valbasento da 26 MW) e altre sono di prossima realizzazione: Gavazzi Greenpower di 40 MW ad Acinello, Lucana Ambiente di 15 MW a Bernalda, Geb Power ltd di 14 MW a Grottole, Iea di 13 MW a Ferrandina e Clean Energy di14 MW a Tricarico. Il piano (rifiuti) è servito.

 

Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 2 19/05/2012