Lunedì, 26 Ottobre 2020

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Le royalties sul petrolio per il reddito minimo di inserimento

“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Nel primo articolo della carta costituzionale il termine “Repubblica” ha la lettera grande. La parola “lavoro”, invece, in questi negli ultimi anni è stata scritta costantemente con una lettera iniziale infinitamente piccola. Un’inesorabile erosione delle tutele contrattuali e, da ultimo, una crisi economica di respiro mondiale hanno fatto il resto. Eppure il diritto al lavoro è altresì specificato nell’articolo 35 della costituzione: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”. La politica, da tempo, non riesce a fornire adeguate risposte; ecco, quindi, che in sostituzione alcuni cittadini hanno creato dei comitati spontanei per sostenere la proposta di legge per il reddito minimo garantito, cogliendo l’input fornito dal ministro del Welfare Elsa Fornero. Una misura adottata in Europa da quasi tutti i paesi membri. Anzi, a più di 19 anni dalla prima raccomandazione della Ue (ne sono poi seguite altre quattro) che invitava tutti i paesi membri a dotarsi di questo strumento, ormai ne restano sforniti soltanto Italia, Grecia e Ungheria. Anche in Basilicata si è costituito il comitato a sostegno dell’iniziativa. Il primo giugno scorso si è tenuto un primo incontro nella sala provinciale. Ne parliamo con la referente Maria Murante.

In che cosa consiste la vostra proposta di legge regionale sul reddito minimo garantito?

L'iniziativa di legge popolare vuole favorire l'inclusione sociale dei lavoratori meno fortunati. Si pone come misura di contrasto alla disuguaglianza sociale e all'esclusione sociale, nonché come strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico. Si vuole, in altri termini, introdurre il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, cercando di rompendo il ricatto socio-economico del clientelismo cui sono condannati i soggetti privi di lavoro.

Solo assistenzialismo o una misura di politica attiva del lavoro?

Non credo sia solo assistenzialismo. Sono previsti sette mila euro per il primo anno per le imprese che assumono i beneficiari della misura; questi ultimi possono anche decidere di intraprendere un'iniziativa lavorativa autonoma come incentivo all'occupazione e all'auto-impiego.

Quale dovrebbe essere l’entità economica spettante mensilmente?

Si parla di un reddito minimo garantito diretto di 583 euro mensili (sette mila euro annui più mille euro per ogni figlio a carico fino al terzo) e forme reddituali indirette, quali il trasporto pubblico gratuito, la fruizione gratuita di servizi a carattere ricreativo culturale e sportivo, i libri di testo e l’esenzione totale o parziale dei servizi sanitari.

Quali categorie potrebbero beneficiare di questa misura?

I disoccupati, gli inoccupati, i precariamente occupati e i lavoratori privi di retribuzione. Tali beneficiari devono possedere – al momento della presentazione dell'istanza per l'accesso alle prestazioni – la residenza in Basilicata da almeno ventiquattro mesi, l'iscrizione alle liste di collocamento, un reddito personale imponibile non superiore a otto mila euro nell'anno precedente, non essere a carico del coniuge o del convivente (eccetto nel caso in cui il reddito complessivo familiare sia inferiore a un ISEE di 6.180 euro) e non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico.

A che punto siamo nelle altre regioni?

Nel Lazio nel 2005 è stato avviato un percorso che ha portato all’approvazione della legge, votata poi nel 2009; anche in Molise è in corso un'iniziativa sperimentale di sostegno alle famiglie in difficoltà economica, così come anche in Campania. In tale direzione, considerata anche la grande crisi economica abbattutasi in Italia e sull’Europa intera, si stanno muovendo molte regioni italiane.

Con quali fondi potrebbero essere finanziate le erogazioni?

Grazie alla ricontrattazione delle royalties sul petrolio si potrebbero stornare circa 250 milioni di euro per l’anno 2012 e 300 milioni di euro relativi alle successive annualità, fermo restando il blocco delle perforazioni e il mantenimento delle quote estrattive annuali. Tali fondi vanno intesi come forma di compensazione alla devastazione ambientale prodotta dalle estrazioni petrolifere nel nostro territorio. Ovviamente le provincie e i comuni, nei limiti dei propri bilanci, possono contribuire al finanziamento del fondo di erogazione nell'ambito dei territori di loro competenza.

 

Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 5 09/06/2012