Mercoledì, 25 Novembre 2020

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

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Notizie ANSA

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Consiglio regionale lucano: i conti non tornano

I conti non tornano. È successo ancora: nell’ultima seduta del consiglio regionale di Basilicata è mancato il numero legale. Seduta sciolta. Per onor di cronaca questa volta, il 28 maggio scorso, si stava discutendo dei vincoli e degli effetti derivanti dal rispetto del patto di stabilità. Dopo un rapido conteggio, per l’ennesima volta, tutti a casa. L’avvenimento, increscioso dal punto di vista politico, non è una rarità; anzi, in verità, si sta ripetendo fin troppo spesso.

I numeri risicati

Con l'espressione “numero legale” s’intende la quota minima inderogabile di persone aventi diritto di voto e presenti nell’assemblea. La mancanza del numero legale invalida l'assemblea e le sue decisioni. Lavori sospesi, decisioni rimandate, ma quel che più conta attività amministrativa bloccata. La prassi è quasi sempre la stessa: al consolidato inizio tardivo dei lavori, si aggiunge spesso la sorpresa, oramai neanche tanto più eclatante, di una maggioranza che ha i numeri solo al’inizio della seduta e che, invece, li perde inesorabilmente durante lo svolgimento della stessa. La fatidica soglia è fissata a quindici presenti sui sedici minimi richiesti. Questa situazione sta diventando un vero difetto di democrazia, tanto che in una nota del gruppo Pdl si evidenzia: “Il consiglio regionale di Basilicata ha due maggioranze: l’una attiva, forte e ingorda quando si tratta di nomine, lottizzazioni, regalie alla casta e alle oligarchie; l’altra scialba, distratta e assenteista quando si tratta, invece, di presiedere al mandato elettorale e di svolgere il lavoro consiliare”. Alla nota risponde in maniera diametralmente opposta il consigliere del Pd Luca Braia: “Se è assolutamente vero che spetta alla maggioranza garantire la presenza in aula di almeno sedici consiglieri utili a mantenere la regolarità delle sedute e, soprattutto, per votare gli atti previsti dall'ordine del giorno, è pur vero che anche i consiglieri appartenenti alle cosiddette "minoranze" sistematicamente e tatticamente in prossimità di una votazione sfilano la scheda, pur essendo presenti in aula; a questi si chiede un po' più di senso d responsabilità utile se non altro a votare gli atti regolarmente passati in commissione che giungono in aula per la relativa approvazione”.

La storia si ripete

Non è la prima volta che succede. Il numero legale è mancato anche quando si è discusso di Memorandum e di petrolio, argomenti molto importanti per lo sviluppo della regione; la stessa cosa si è ripetuta dopo qualche settimana quando, invece, i consiglieri erano in sede di votazione su una proposta di legge di Alessandro Singetta (Api) in materia di indennità di carica, funzione, rimborso spese, missione, fine mandato e assegno vitalizio spettanti ai consiglieri regionali. Questa volta i maligni hanno subito pensato che i “poveri” consiglieri regionali avessero i loro buoni motivi. A pensar male non è bello, ma spesso si prende nel segno. Sta di fatto, comunque, passando all’aspetto più squisitamente politico, che è evidente lo stato confusionale della maggioranza di centrosinistra. Questo s’incrocia con il marasma che si registra nella definizione delle larghe intese, per esempio, in occasione del voto per il rinnovo degli organi degli enti sub regionali e delle spa partecipate. Come, per esempio, è successo per la nomina del direttore dell’Arbea: il clima era talmente esasperato da generare uno scontro istituzionale tra giunta e consiglio. Nell’arco di un mese e mezzo sono già quattro le volte in cui è mancato il numero legale. I conti non tornano e con essi neanche i consiglieri che ormai troppo spesso abbandonano le sedute.

 

 Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 6 16/06/2012