Lunedì, 26 Ottobre 2020

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Il postino non suona più

Il postino suona sempre due volte; in Basilicata, però, nei prossimi mesi potrebbe suonare sempre più di rado. Poste Italiane, infatti, ha deciso di razionalizzare la propria struttura organizzativa sul territorio lucano. Risultato: 17 sportelli chiusi, 21 aperti solo a giorni alterni e 50 zone di recapito tagliate. Nonostante le proteste dei sindacati di categoria e di numerosi sindaci lucani, Poste Italiane ha espresso chiaramente la volontà di ridimensionare la struttura regionale a favore della sede interregionale di Bari. Si parla di tagli per 50 addetti al recapito, 9 capi squadra e il trasferimento a Bari delle lavorazioni interne del centro postale di Potenza. Sono numerosi i comuni lucani interessati da questo ridimensionamento.

 I comuni a rischio

Dovrebbero garantire l’apertura a giorni alterni gli uffici dei comuni di: Cirigliano, Calvera, Guardia Perticara, San Paolo Albanese, Teana Rivello, Missanello, Armento Campomaggiore, Carbone, Castelgrande, Castelluccio Superiore, Castelmezzano, Cersosimo, Lauria (Cogliandrino e Seluci), Maratea (Porto) Monticchio Bagni, Marsico Nuovo (Pergola), Filiano (Scalera) e Trivigno. È certa o in alcuni casi è già avvenuta, invece, la chiusura degli sportelli nei comuni di: Tricarico (Calle), Ferrandina (Borgo Macchia), Maratea (Acquafredda), Avigliano Scalo, Latronico (Agromonte), Baragiano, Filiano (Dragonetti e Sterpito), Latronico (Magnano), Marsicovetere, San Severino Lucano (Mezzana), Bella (San Cataldo), Bella (Sant’Antonio Casalini) Atella (Sant’Ilario) Filiano (Sterpito) Lavello Gaudiano e Melfi (San Nicola).

 Il problema della razionalizzazione

Sull’argomento è intervenuto anche il consigliere regionale Gianni Rosa: “Il problema è il disegno strategico di depotenziare la Basilicata, come già è capitato in altri settori dello stato e del parastatale, senza dietrologia, è come se l’antica ipotesi delle macroregioni che prevedeva una Lucania smembrata tra Puglia e Campania si stia attuando praticamente con la chiusura, il depauperamento, il trasferimento di uffici, funzioni e servizi. Eppure - prosegue il consigliere regionale - Poste Italiane Spa ha ricevuto tanto dalla Basilicata, pensiamo solo al contributo statale per il servizio della card idrocarburi. Oggi è necessario un atto istituzionale in consiglio regionale che ponga all’attenzione della politica e delle istituzioni il comportamento di Poste Italiane lesiva dei diritti dei lucani e della Basilicata”.

 Lo scenario futuro

Poste Italiane è un’azienda a partecipazione statale che dovrebbe assicurare un servizio pubblico, ma allo stesso tempo gode di privilegi monopolistici. Considerando la particolare struttura geografica della regione, la chiusura e la razionalizzazione di numerosi uffici, soprattutto nei piccoli centri periferici, comporterebbe un enorme disagio per i cittadini. Un mero calcolo ragioneristico e opportunistico da parte di un’azienda che, tra l’altro, ha un bilancio in attivo, a discapito di alcune zone già fortemente penalizzate. I maggiori disagi, ovviamente, sarebbero sopportati soprattutto da alcune fasce di cittadini, in particolare dai più anziani. Difficile, inoltre, pensare che la chiusura degli sportelli posa essere soppiantata con l’apertura dagli uffici delle poste private, poiché quest’ultime certamente non troverebbero convenienza economica ad investire nei centri più piccoli e difficilmente raggiungibili. Una bella cartolina, dunque, da parte di Poste Italiane: “Saluti e baci”.

 

Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 10 14/07/2012